
Ci siamo quasi.
Finisco riproponendo adesso, alla fine di questo capitolo della mia vita, la vignetta che pubblicai quando tutto questo iniziò. E il cerchio si chiude.
E' arrivato il momento di fare il punto della situazione, quell'attimo in cui ricominci tutto da capo e decidi che è ora di fare ordine nella tua vita.
Il 7 Marzo farò le valigie e me ne andrò, il giorno prima la ditta dei traslochi avrà portato via tutto e qualche giorno dopo avremo le chiavi della nuova casa.
La notte, fissando il soffitto della mia stanza e contemplando il silenzio di questa casa che è parte della mia vita, e ormai invasa dagli scatoloni, già mezza vuota, penso a quanto siano cambiati i miei rapporti con gli altri e con me stessa.
Io, terrona, me ne vado in Polentonia.
Ritorno alla città che mi manca, alla cui sono davvero legata: Milano.
Che mi ha dato molto più di quanto mi abbia mai dato Reggio Calabria.
Senza rimpianti, senza dubbi, senza nessun ripensamento. Credetemi.
Sono felice.
Lì mi aspettano una casa nuova di pacca e spendente, i miei consanguinei, il mio uomo, un futuro assieme a lui.
Ma ci pensi? - mi dico - Una casa sul cui water non si è mai seduto nessuno prima di me!
Una casa in cui la prima lampadina si fulminerà per causa mia.
Una casa dove potremo dipingere finalmente le pareti con colori improponibili e niente più mobilio anni '70.
Dove non ci sarà da fare la manutenzione che richiede una casa di più di 20 anni come quella dove stiamo adesso in Calabria.
Una casa di 100 mq che pulire, adesso che siamo abituate a lustrarne una da 200, sarà uno scherzo.
Una casa nella quale, per andare a dormire, non dovremo più fare le scale.
Per andare a riattaccare la corrente se salta non dovremo più fare le scale.
Per andare a rilassarci di fronte al pc non dovremo più fare le scale.
Per andare in giardino non dovremo più "scendere".
Non dovremo più contenderci il divano, c'è posto per tutti.
Non dovremo più lasciare la posizione "da svacco" per portare avanti o indietro un DVD.
Avremo la giusta illuminazione ovunque, per disegnare, lavorare, rammendare, giocare a carte.
Avremo tutto a portata di mano o mezzi che ci portano ovunque, potremo finalmente andare in posta o a prendere il pane in bicicletta.
Potremo "scendere in taverna" o "andare in lavanderia".
Non ci saranno più auto e mezzi pesanti che passano strombazzando di fronte casa (attorno avremo un parco, le vie del complesso dove andremo ad abitare sono private).
Non avremo più questo vento di Scirocco che ogni volta spazza via tutto e fa piovere sabbia rossa.
Metteremo la macchina dentro al box (dal quale si accede direttamente in taverna) e potremo aprire la saracinesca con un dito.
Avremo i TERMOSIFONI, ragazzi, il riscaldamento. Anche in taverna. Quasi non ci credo.
...
Ma soprattutto, diremo addio a questi rompicoglioni dei vicini, che ci stanno portando sull'orlo di una crisi di nervi.
Penserete che in Calabria abbiamo vissuto in un tugurio, invece no. Chi conosce casa mia lo sa bene. E' una splendida villetta a 3 piani, con giardino e cortile privato, box e posti macchina. Con camino, le tegole arancioni e una discesa con i lampioncini old style. Un piccolo portico con una panchina, tante aiuole e un panorama meraviglioso.
Ma, ahimè, tante piccole cose che sono rimaste così da sempre (vedi illuminazione, mobili, riscaldamento) un pò per la presenza di un uomo che manca in questa casa, un pò perchè alcune modifiche sarebbero state economicamente onerose, un pò perchè quando la casa fu costruita si usava così.
MA VENIAMO AL MOMENTO SFOGO, non vorrei mai deludere coloro che pensano che ormai questo blog è diventata la bacheca delle mie frustrazioni e dei miei problemi esistenziali.
E colgo l'occasione per dire proprio a loro che ormai la voglia di scrivere qui tutto ciò che di bello mi succede, è scemata dal momento che so che verrà letto da alcune persone che non desidero sappiano più nulla di me. Da quelle persone che mi dimostrano ogni giorno che sono soltanto dei grandissimi ipocriti egoisti. Ebbene ecco qui, tiro fuori tutta la mia rabbia e la mia frustrazione: per tutta la sofferenza che mi avete causato, non vi perdonerò mai. MAI.
Credevo di poterlo fare ma la mia rabbia è troppa, per capitolare ancora solo un'altra volta.
Quando vi vedrò, non so nemmeno io quale sarà la mia reazione.
Probabilmente sorriderò mentre dentro di me avrei voglia di urlarvi che provo schifo, o magari le tirerò fuori tutte, gelandovi con due parole senza nemmeno preoccuparmi di ascoltarvi mentre contestate, tanto non me ne frega assolutamente nulla.
Devo ancora decidere se passare a salutarvi, solo per rispetto alle vostre famiglie, oppure fregarmene come meritereste che facessi, e partire alla faccia vostra sperando che qualcuno faccia soffrire voi come voi avete fatto con me.
Penso che, grazie a questa mia partenza mi sono resa conto di quante e quali siano le persone che ci tengono davvero a me, quelle che mi hanno davvero nel cuore. E di questo sono contenta.
Sono contenta che tutti i nodi vengano al pettine.
E ho riflettuto sul fatto che gli amici Calabresi di vecchia data, che abitano a poche centinaia di metri da casa mia nella maggior parte dei casi, quelli con cui ho condiviso tutto, sono scomparsi da tempo e nessuno di loro mi ha chiesto se avevo bisogno di aiuto, in questo gran casino che sto passando.
Beh, sono scomparsi quando sono stata così male che credevo sarei morta giovane, figurarsi se adesso possono preoccuparsi del fatto che me ne vado.
Inezie.
Se esisto o scompaio dalla faccia della terra per loro è uguale.
Gli amici di Milano, invece, stanno organizzando una festa per me, per quando arriverò.
Con puntualità continuano a telefonare, scrivere, chiedere. Da anni.
Non hanno MAI smesso.
Mi chiedono se ho bisogno di aiuto, si prodigano per darmi una mano, concretamente, anche a distanza.
Ogni occasione è buona per invitarmi a casa, o ad uscire, a Capodanno, Natale, Carnevale, per i week end, i compleanni o soltanto per l'happy hour. Quando arrivo a Milano, ho così tanti inviti che non so con chi uscire prima.
Lì MI SENTO A CASA.
Mi sento voluta bene, e non è una "cotta passeggera", o "i primi jorna rà zzita" (come dice qualcuno) è gente che conosco da più di 10 anni.
E allora mi chiedo: non sarò allora poi così tanto un mostro, se c'è ancora gente che mi cerca continuamente. Non ho colpe, mi sono sempre comportata allo stesso modo con tutti.
E allora la stronza non sono io.
...
A buon intenditor poche parole.
rubrica:vignette, addii, notizie dei miei due neuroni, affari di famigghia
Fumettista di professione e grafica a tempo perso, si arrangia come può. Tenta di fare la giocoliera, la disegnatrice, la scrittrice, la cantante. E' una inguaribile pigrona. Possiede un umorismo tutto suo e ironizza spesso sul macabro. Ogni giorno è una persona diversa. Porta sempre addosso i campanelli, almeno una fila di punte, più altra ferraglia, e il suo arrivo è annunciato da un fastidioso tintinnio. Aquà hay Naera. ^_^








Intanto, con gaudio, vi informo che Naera, dopo ben 5 anni di pausa nei quali la sua dilatazione al lobo sinistro, (come vedete nell'immagine qui a lato) si era serenamente rassegnata a languire attorno ad un tunnel da 6 mm, ha deciso di raggiungere quello che inizialmente era l'obiettivo primario:
